“Le nostre recenti acquisizioni “engineer partner”dimostrano che stiamo preparando il terreno su cui poter attuare la nostra strategia. L‘obiettivo è quello di rafforzare la location finanziaria, ampliare il portafoglio nel settore System Interconnect e aumentare i clienti strategici. L‘acquisizione di Egipt telecomunication ci consente di raggiungere i nostri obiettivi rafforzando la nostra posizione finanziaria conprofitti e fatturatocrescenti; Questo grazie…”
Il discorso sicuterico fu interrotto da un boato secco.
Era il ragionier Mastranza Edo, caduto dalla sedia, addormentato, come una pera fradicia.
Il consulente aziendale (coach manager) smise di parlare di Work Progress per insultare Edo
- Non le interessano queste cose che dico? il bene dell’azienda che l'ha accolta a braccia aperte? Lei, e lei… cosa fa per essa?dorme?SI VERGOGNI!
“Veramente io mi faccio un culo così e quindi sono stanco” Rispose Edo.Ci fu un timido e sommesso applauso dai dipendenti piu coraggiosi.Il manager sbraitò ” mi fanno schifo le persone come lei, non vivono per l’azienda non hanno obiettivi…sa cosa sono queste persone ?: morte. Lei e un morto, sig. Mastranza, non pensa al profting aziendale…ringrazi che ha un contratto a tempo indetrminato altrimenti…vada vada, sig morto se non le interessa andate tutti ci si vede domani….”
Eduardo sbadigliò e ando a farsi un caffe e fumare una sigarettama notò che nessuno dei suoi colleghi gli rivolse la parola.”Pazienza” sospirò”.
La sigaretta col caffè fece effetto e corse, madido di sudore freddo, in bagno. Squillò il telefonino.Era Marco Magno.
-Ciao edo,che fai?
_Sto cagando…
AH AH .Stasera seratona magica! Ho due brasiliane di Arequipaper le mani..due amiche di vecchia data, di quando facevo vacanza li a 20 anni….!!!! Uno schianto sono!!!!
- Arequipa è in Perù.
“ma che ne so…brasile perù…sempre sudamerica eh…anzi sud(ici)america! So solo che sono moralmente sporche, talmente maiale che fanno le testimonial per la Rovagnati. Passo a prenderti alle 10..
-Marco io lavoro,domani mi aspetta una riunione…le conosco le tue serate magiche non posso fare tardi!!!!.
-Tranquillo alle 23 max 23,30 sarai a casa a dormire! Ci si vede alle 20 e 30... da te.
Edo ebbe un leggero sentore, come di minaccia.Conosceva le "serate magiche" proposte da Marco Magno.
Naturalmente, quella sera, Marco si presento a mezzanotte e un quarto per prenlevarlo.4 ORE DI RITARDO!!!!!
Aveva un cappotto di astracan e i capelli ingellati all'indietro, visibilmente alterato dall' alcool e palpeggiava i culi di questedue bagasce di mezza età platinatissime e dai tretti somatici mitteleuropei.
Erano vestite con una minigonna che sembrava un elastico per capelli, un pellicciotto che arrivava all anca di colore rosa, le tette in fuori, calze a rete ed erano di una laidezza disarmante, volgarissime.
Edo capì subito che Marco le aveva prelevate dalla circumvallazione mezz'ora prima spacciandole per amiche di vecchia data.
”- avevi detto alle 10.."non finì la frase perchè Marco gli mise una cannuccia bianca nel naso dove all’estremità, adagiatoun cd, c’era una strisciona di polvere bianca.-.” Tira amico mio..tira tira…questa e roba colombiana , le tipe sono native di la, non la merda che c'è in Italia.
Edo non capì, ma respirò…Si senti un risucchio tipo quando un aereo a forte velocità ti passa sopra la testa. Con una pupilla ristrettissima disse
" ma che colombiane e brasiliane, queste sono due bagasce tardone polacche o rumene prese in strada….
" va beh nun ce pensà, sempre straniere sono!!!!a proposito quella col pellicciotto rosa è la mia, prendi l'altra.
-Hanno tutte il pellicciotto rosa.
Iniziarono a ridere come per 10 minuti, trovando questa battuta esilarantissima. Le due rumene spararono una bestemmia incomprensibile, nella loro lingua madre.
E adesso forza,- urlò Marco- tutti in macchina dai…andiamo in un locale esclusivo al Vojer.
Il vojer era ,naturalmente, un club prive dove si radunavano le meglie mignotte, troie , calciatori falliti e qualche vegliardo ricco di lifting ancora voglioso di emozioni.Mentre guidava Marco porse ad Edo una bottiglia di Rhum
- Bevi che questo e rhum originale di caracas, che ste due sono native del venezuela..non e la merda che si beve in Italia!!! Edo bevve e non rispose neanche che le due erano rumene… rise e basta..
Arrivarono al locale. Fuori di esso campeggiava un manifesto sovraimpresso da una figura di donna che appoggiava le labbra su di una banana sbucciata a metà. Sotto di essa era scritto" Stasera elezione di miss Esteuropa con serata danzante"-
-dai che ci si diverte…urlò Marco dando dei simpatici buffetti alle chiappe della sua bionda.lei tolse le mani.
Una volta entrati, edo non potè fare a meno di notare che l'ambiente era non raccomandabile, pervaso da una sporcizia morale esagerata, piene di belle donne bionde visibilmente abbigliate come vacche da monta, pailettatissime, e che lanciavano occhiate concupoiscenti. La coca girava sui tavoli ,come se fosse legale,. Insieme a fiumi di champagne di pessima qualità.Erano le una e venticinque del mattino e lui si sarebbe svegliato alle 7 per il lavoro, ma se ne sbattè il cazzo e prese la bionda liscia dal pellicciotto rosa offertagli da marco magno in quel momento e la baciò avidamente. Bevvero in quattro due litri di rhum secco, tirarono un altro schizzino di coca e andarono a ballare "mamma maria" dei ricchi e poveri che un dj dell est aveva messo come riempipista.
Edo la pista si sta riempiendo,ma non tiriamoci anche questa!!. Risero esageratamente palparono il culo alle loro accompagnatrici e ballarono una lambada che non c'entrava nulla con la musica proposta. Edo voleva anche ciularsela ma al posto del sessoaveva unmandorlino a causa delle sostanze stupefacenti e dell alcool. Lo confidò a Marco. Marco mise la sua vergogna in fuori, piccolissima e disse. ANCHE IO..GUARDATE!!!! iniziarono a ridere come dai matti.I buttafuori si avvicnarono e invitarono marco ed Edo ad uscire fuori e solo grazie ad una lauta mancia data da marco (rubata nella borsa di una delle due bionde) non avvenne.
-Signorì, qua noi non teniamo proprio niente, avete capito? Mi spiace assai…lo so che sono tre giorni che venite qua, ma ripeto, non ci hanno portato niente proprio.
Queste sono le parole che sentii dire, con forte accento napoletano e con fare sbrigativo ma cortese, dalla Signorina Ammaturro alla ragazza riccia che stava al di la del vetro dello sportello.
La ragazza rimase immobile, senza proferire parola guardandola basita.
Gli occhi erano assenti ma chiedevano comprensione.
Mi chiamo Anna B. ed oggi è il mio primo giorno di lavoro all’azienda locale di mobilità.Ufficio oggetti smarriti.
Autobus, insomma.La signorina Ammaturro è la mia collega di postazione. Ha una cinquantina d’anni, con le fattezze da professoressa d’italiano di qualche anno fa. Porta occhiali rosa con una catenella color oro che si adagia sul retro del suo largo collo, indossa un talleur rosa e scarpe bianche reduci di un’eleganza d’altri tempi. Recenti ma altri tempi.
- Signorì è inutile che mi state a guardare, qui non c’è niente!ve l’ho gia detto.
La ragazza riccia apri le mani e le compresse sullo sportello come volersi aggrappare alla speranza, che in quel momento era poco degnamente rappresentata dal vetro.
- Vedete bene per favore, ne sono sicura… l’ho perso sull autobus n. 67 quello che va a Ponticelli…
La signora Ammaturro si aggiustò gli occhiali sul naso e sbuffò un pochino.
_ Figlia mia, se i nostri addetti lo trovano state tranquilla che qua lo portano, ma fino e mò non hanno trovato niente…eh altrimenti stava qua, si capisce!
La ragazza si toccò il petto più volte e urlò
- Voi non capite..io ce l’avevo qui, qui! L’ho perso sull’autobus…quando sono scesa l’avevo più…e me l’hanno arrubato…sono sicura, l’ho perso! Il fatto è che non me ne sono resa conto subito…altrimenti lo riprendevo…me ne sono resa conto a casa, quando ero sola….e mi mancava qualcosa!
Pianse. La signorina Ammaturro trasformò lo sbuffo in un sospiro..
- Signorì calmatevi…provate a tornare domani. Magari ce lo portano…
La ragazza andò via, singultando.”Ma che cosa ha perso?” domandai.
La Signorina Ammaturro mi guardo intenerita
- Anna, ma tu non l’hai capito? Quella ha perso l’amore…l’ha perso sull’autobus…è stata lasciata proprio sul 67…
- L’amore…ma state scherzando? Noi..noi lavoriamo all’ufficiooggetti smarriti, mobilità della città…
La mia collega m’interruppe.- Anna ma perchè l’amore non è mobile? Non va e viene? Tu non sai quante cose si perdono e vengono a cercarle qui: la dignità, la pazienza, le staffe…ti abituerai…e divverrai anche un po' cinica…ci vuole in 'sto lavoro.
La guardai in silenzio. Fece un leggero sorriso
- Mo nun ce pensà, vieni andiamoci a prendere un caffè., ma no sta schifezza della macchinetta c’è il fornellino e abbiamo la moka….
- Mi alzai e la seguii.Mi chiamo Anna B. ed oggi è il mio primo giorno di lavoro….
31 ottobre 2007, la notte di halloween., una di quelle sere in cui si farebbe meglio a stare in casa. Locali affollati di nerds vestiti da mostri dei fumetti, metallari tristi, dark, ciccione sbarazzine e tardone bardate da streghette. Una festa americana importata in italia da qualche multinazionale per spillare soldi ai polli dopo le feste delle varie mamme e papà ,nonni, cugini di primo e secondo grado.. Pensava questo Edo, ma di stare in casa proprio non aveva voglia.
Era il suo compleanno, in fondo. Viveva solo e, a 33 anni, non si puo interpretare la parte del 24enne universitario, fattone, che si porta le sgallettate a casa con una pizza e birra.
A 33anni vivi da solo perche sei solo. Chiamò Filippetto.
“Stasera ti va di fare un giro?, ti offro una birra è il mio compleanno..”
“Certo, sento vibrazioni positive nell aria, stasera ho proprio voglia di uscire perché si chiava di sicuro”.Chiusa la cornetta, Filippetto fu subito colto da un violentissimo spasmo di influenza intestinale che gli fece cagare anche lo spirito, non facendolo uscire nè quella sera nè la settimana a venire. Marco, invece, era irragiungibile. Edo si ritrovo così, anche quella sera, solo. Uscito, insultò le ciccione vestite da streghette, poi pensò bene di festeggiare il suo compleanno con una sana mignottatain solitaria.Meglio di una zaganella, pensò. Si diresse al “Aramas” un laido locale frequentato da spacciatori di coca, trans, e mignotte mitteleuropee. All’entrata, due buttafuori cacciavano via a calcie pugni un tipo ubriachissimo e molesto con un orribile camiciada magnaccia tipo “Cavalli”. Era Marco Magno!!!!Fu buttato fuori perche sotto gli effluvi di due tiratoni di coca e di 6 cubalibre fu colto, durante uno spettacolo di lap dance, da csc (comportamentosessuale compulsivo cfr.) iniziando a tirarsi una raspella, sotto gli occhi attoniti di tutti!!!!Edo lo aiutò a rialzarsi e lui,con gran dignità, si diede due colpi di mano sulle spalle per pulirsi, poi disse” Ciao amico mio!!! Ti stavo giusto chiamando….quiè una merda, ho una festa fighissima vicino a Caserta.. piena di figa, molto tranquilla, in una vineria!!!! Vedrai ci divertiremo un sacco..prendi la tua auto e andiamo., dai che si vive una sola volta!!! … VITA!!!!! Edo sapeva che le feste figjhissime di Marco erano coca e mignotte e alcool fino a che il fegato non chiedesse l’estradizione, ma accettò senza indugio. Prese la macchina e partirono. In realta il paese vicino Caserta distava da essa 300 km,: “Poggio Tevarini” in provincia di Terni!!!!Edo percorse ii 300 km bestemmiando come un turcoe lanciando volgarissime maledizioni sul giorno che lo ha conosciuto. Marco dormiva a fianco, beato e ubriaco,acausa di 3 birre bevute in autogrill.Arrivato scoprì che la vineria era un famoso locale scambista .Marco aveva la tessera “gold” a causa di parecchie finanziarie sottoscritte per accedervi anni prima,quando l’azienda lo mandò da quelle parti in trasferta ( l’azienda poi fallì). Adesso il locale era chiuso, sotto sequestro, per uno scandalo di coca e vallette. Edo ricorse Marco col cric ma lui urlò:. “Tranquillo..amico mio, VITA!!!, troveremo sicuramente una festa!!! Questo paese e pieno di fica”. Il paese era un mortorio tremendo e non c’era anima viva in giro. Si sentiva solo un lontano ululare di lupi. Trovarono, dopo un paio di ore di cammino a piedi, una villa in campagna con luci accese e un gran brusio di persone . Dei festoni appesi fuori annunciavano la festa del compleanno di tale Lucrezia:18 ANNI!!!!
“Dai imbuchiamoci! Qui si ciula!!! Lucrezia è un nome porco!” urlò Marco gasatissimo. “
“Cazzo hanno solo 18 anni e noi 33!!! Non ci faranno mai entrare!!!”
“ Ma te sei vecchio dentro!!! Io mi sento 18enne e vado”
“ E allora vai!!! aspetterò fuori e mi godrò la scena del padre di lei che ti butterà fuori alla “Aramas”..anzi di più. Questa è gente che non pensa due volte a prendere il fucile a sale e impallinare”
Marco offeso, con postura da guerriero si avviò verso la villa senza mai voltarsi. Scomparve in essa. Passarono due ore .Edo, con un volto di colore bluastro a causa della temperatura siderale da aperta campagna notturna, bussò alla porta della villa. Era preoccupato, seriamente convinto che il padre di lei lo avesse scuoiato e fatto diventare un insaccato. Gli fu aperto la porta invece dalla mamma della festeggiata, una mega gnocca di 37 anni, carica di sporcizia morale. Notò Marco che faceva trenini con i giovani invitai truccati da halloween. Era fattissimo perche aveva tirato e bevuto non so quanta cola e rhum, offerte dai 18enni.. Vide Edo ed inizio a ridere senza ragione, con le lacrime agli occhi, si tracannò un J&B a “canna” e urlò che la vita è bellissima. Sparò un rutto e cadde sul divanetto, accanto ad una cicciona. Marco le si avvicinò col volto e le fece i complimentibiascicanti per la bellissima maschera di halloween. Come risposta ebbe un ceffone perché lei non era truccata. Inizio, come per magia, a slinguarsela e a metterle le mani dapertutto come fosse in preda ad un raptus. Edo lo placcò ” Marco..ma e un cessone sensa senso”
- Mbè è la notte delle streghe no? Mi ha fatto una stregoneria..ah ah ah lei e felliniana,,e meravigliosa…w la vita” e si fece due tiri da unfiltrino di canna trovato in posacenere nei paraggi. Continuo a baciarsi la cicciona. Edo sorrise,vide i giovani che ballavano e si sentì un tardone fuor d’acqua,. Si avvicino la mamma di lei :“Perché non viene cambiarsi e tuttoinfreddolito e bagnato, sa la brina fuori”
“ grazie” rispose edo” ma lei e la sorella della festeggiata?”
Lei arrossì. “ sono la madre? Venga in camera che le do un maglione..”
Dopo 5 minuti, dalla camera, si sentirono dei grugnitie latrati di piacere….Marco , sentendo ciò, si staccò dalla cicciona e salì subito in cameraa spiare i sordidi aggrovigliamenti della coppia. Naturalmente si sparò un paio di atti onanici, eccitatissimo. La mamma “dopo la sigaretta” baciò Edo sul sorriso ebete e gli disse di andare via, perchè sarebbe arrivato il marito. Due nanosecondi dopo erano gia in macchina direzione Napoli dove iniziò a salirgli la nostalgia dei momenti precedenti che se pur fugaci erano stati intensi . Erano stati in due.. si risentiva di nuovo solo.La cosa piu incredibile èra che quella mammina senza nome, assomigliavaad una sua collegabona che non se lo filava proprio.” Che cosa meravigliosamente strana” pensò. Una lacrima solcò il suo volto.”strunz che chiagn a fa!?” disse Marco che dormiva al suo fianco. “se hai un amico non sei mai solo”. Edò si senti minacciato dalla sua amicizia prorompente e matta, e continuò a piangere in silenzio per non farsi sentire da lui che si era riaddormentato al suo fianco beato...
Il viaggio di Filippo, fino all’appartamento della ragazza, durò un’ora.Un’ora di problemi vomitati dal dj ex della tipa, un’ora d’imbarazzo e paura a causa del trans che gli faceva simpatici soffi sul collo.Il resto della combriccola era gia arrivato e parlavano, spalmati sui divani (tutti con cannoni accesi tra le mani), della bellezza che passa tra il fumo e l’erba, di viaggi fatti in Messico e di peyote. Il trans, che dopo il viaggio in macchina aveva stranamente un occhio nero, indicava Filippo come gran cafone. Filippo gli stava mollando il secondo cazzotto quando fu fermato dall’altra cubista, la tardona. Gli disse di andare insieme a fumare e a chiacchierare un po' fuori.Il dj-ex, invece, corse subito al mobiletto bar e si attaccò a canna aperta ad uno J&B e crollò svenuto, sulla brandina del cane, inveendo contro l’ex tipa..Il cucciolo, un ferocissimo pit-bull di nome fuffy, vendico la padrona e lo azzannò alla carotide, trascinandolo poi nel ripostiglio. Di lui rimane solo un remix di una vecchia canzone di Peppino Gagliardi che, fortunatamente, nessun discografico non ha potuto mai ascoltare. Intanto, al balcone, la tardona parlava a Filippo del suo fantastico corso di yoga, di buddhismo, di cucina macrobiotica, e di quanto si vive bene ad essere single a 38 anni. Filippo rispondeva con sorrisi di cortesia.Gli venne un curioso ingrossamento della sacca scrotale, e con la scusa di cercare del vino rientrò.”Che strano, in discoteca zoccoleggiava sul cubo e con me si vuole confidare…sta stronza.”
Incontrò la padrona di casa, quella del bacio in discoteca. “Ciao, mi dai una mano a cucinare?” Certo, - rispose lui - ma mi piacerebbe almeno sapere come ti chiami…
Seppe che si chiamava Domenica. La bacio intensamente, e il bacio passionale ci mise poco a trasformarsi in un vagito d’infoiamento. Erauna vampa di fuoco e fu colto da un leggerissimo ictus dovuto all’arrapamento. Domenica lo frenò e gli disse di andare a cucinare gli spaghetti, insieme.. Oltre ad avere la sacca scrotale grossa, aveva anche dolore pazzesco di tipo adolescenziale”Come me la ciulerei” pensò.Si diresse al frigo per rinfrescarsi con un bicchiere di vino bianco, ma fu colto alle spalle, dalla tardona lasciata al balcone.”Che cosa fai bevi vino bianco?”
“si ho un po' male alla pancia è il dottore ha affermato che devo mangiare in bianco”
La tardona emise una risata sguaiata e gli chiese se le versasse da bere. Lui obbedì. La sedicente single di trentottoanni che stava bene con se stessa, al secondo sorso gettò clamorosamente la maschera ed iniziò a piangere. Si aggrappò su Filippo asserendo d’essere sola e senza uomo, chiedendogli di portarla via da quella situazione.Lui le mollò un paio di calci nelle gengive e la rinchiuse in una credenza, legata e imbavagliata.Si asciugò la fronte imperlata e sorrise.Giunse Domenica mentre lui fischiettava giulivo. Va beh facciamo'sti spaghetti va…fece lui. Si baciarono e cucinarono gli spaghetti che lui, con tocco di maestria, trasformò in un invitante piatto di pennette lardiate.Furono sbranate da tutti, anche dai sedicenti vegetariani e veghiani che chiesero il bis.Il gestore della discoteca propose poi un indianata alcoolica e una spinellata con la skunk portata personalmente dall’Oanda. Fecero l’indianata e si ubriacarono e fumarono tutti. In realtà la skunk olandese era dell’infimo canapone albanese, intinto di candeggina per creare effetti tossicologici. L’alcool era stato preso al discount sotto casa. Filippo, ubriachissimo e fattissimo, si sbiancò, sudò freddissimo, prese a male e andò a vomitare in bagno.. poi svenne con la testa nella tazza del cesso.Si svegliò un ora dopo, e ancora un po’ rincoglionito ciabattò per casa, ma era vuota. Trovò Domenica in pigiama che preparava una tisana..Filippo voleva darle un bacio sul collo, di nascosto, ma la sua fiatella vomitevole lo annunciava due metri prima che arrivasse, e lei si girò di scatto. “Filippo che cazzo ci fai ancora qui a casa mia? Io ho mandato tutti via, tra un po' viene il mio ragazzo…devi andare via!” Filippo cerco di risponderle qualcosa ma la bocca impastata e la fattezza ancora della canna non l’aiutarono. Uscì dalla sua bocca una frase tra il gutturale e lo stridulo che diceva” no…vojofaeamoe…o te. “cosa dici?” non me ne vao…vojo..fae..amoe con te” E crollo sul divanetto. Domenica inizio a strattonarlo” Filippo, per dio, devi andare via adesso arriva il mio uomo…” “ no” Dai ti prego va via” “no..” ed emise un rutto. Si asciugò la bauscia che gli colava dalla bocca e continuò con biascico ubriaco” non me ne vado, oggi e la mia scierata e mi scento vivo, domenica..voglio fare l’amore con te,,,per sette mesi non ho vissuto, voglio risentire l’odore di una donna, tu non sai cosa significa essere chiusi in casa per sciette mesi…sei tanto bela e nsuna mi ha mai baciato all’improvviso..hic…in un locale…mi hai fato sentire belo…per una voltasono io quelo belo non i fichetti..io Filippo!!!alora se tu non vuoi dormo qui..”” Domenica sorrise e si intenri..e si mise a cavalcioni su di lui. Filippo stava per dirle qualcosa ma lei le mise l’indice sulla sua bocca per zittirlo. Fecero l’amore così….Dopo due nanosecondi Filippo emise un barrito di piacere.Gli inquilini del piano di sopra si svegliaroino e fecero un applauso.Adesso devi veramente andare – disse lei – il mio ragazzo arriva tra un po fa il dj a Milano…e non deve trovarti. Filippo sorrise, salutò con un bacio e andò via. Erano le sette. C’era l’alba, illuminava i carretti del mercato che si stavano stipando in piazza. Filippo chiese ad un contadino che vendeva la sua fruttase potesse prende una mela. Ebbe come risposta un sorriso di assenso. Addentò la mela e guardò l’alba. Scorse sul suo viso una lacrima di gioia.Non sapeva per cosa, ne se lo chiese, ma era felice.Dopo sette mesi si sentiva vivo.Guardò l'alba e s'incamminò verso di essa...
Filippetto fu lasciato il due novembre. Lui se ne accorse il tre. Si risvegliò in un letto vuoto e comprese. Prese le lenzuola e le bruciò, per cancellare l’odore della donna. Il quattro novembre, in bagno, si specchiò e si mise ad urlare. Cambiò appartamento..”Sarà un nuovo inizio, vita nuova… e si parte dalla casa”. La vita nuova fu che passò ogni sera imbottito di xanax per dormire e sognare. Il sogno di riessere in due. Al risveglio, l’unica compagnia al suo fianco nel letto, era il fantasma di lei. Sette mesi. Sette mesi così, con il progressivo allontanamento dagli amici, sette mesi impegnandosi nel lavoro per dimenticare. Sette mesi con la paura di mettersi al letto e non dormire per quel macigno sullo sterno, invisibile.Sette mesi fatte di visite degli amici, quotidianamente, a cercare di riprenderlo, di invitarlo ad uscire. Lui, niente.. Il 21 luglio dell anno a venire si svegliò e scoprì che il ricordo di lei non faceva più male. Così, senza un motivo perché così avvengono queste cose. La vita è strana, ma sa produrre anche anticorpi.Si rese conto che non ricordava neanche più l’ultima volta cui l’aveva pensata. Andò in bagno, si vide allo specchio. Non urlò e sorrise. Telefonò Gigi per uscire, accettò. La sera, con l’estate fuori e ancora un po di inverno dentro s’incamminarono , dopo un paio di birre, tutti insieme al “New York New York” un locale di tendenza finto alternativo ma con mediocri veri illusi.Tardone 35enni vestite con un look liberale da 16enne frekkettone e “ragazzi” 50enni vestiti “hip hop” .Per Filippetto il “ ma che ci fa uel tipo lì” fu ballo e ancora ballo, amico Gigi, sudore, birra e ritorno alla vita, poca, sempre quella, ma vita Una ragazza non bellissima ma dall’ occhio voluttuoso e la risata “gengivoide” avente frangetta speditale direttamente dagli anni ottanta, li guardava in maniera divertita .Filippo, da quel timido sorriso, riconobbe la sua solitudine, poi, grazie all’illusorio coraggio infuso dall alcool azzardò il gesto di porgerle una mano per invitarla a ballare. Lei sorrise e accettò. Giocava a fare l’ubriaca, flertiava il deejay ma strusciava Filippo. Lui vide tutto, sorrise e abbrancò le sue chiappe. “me ne fotto di tutto…posso sempre prenderlo io, moranalmente?”. In pista le diede un bacio, di quelli appassionatissimi, come quello di un adolescente in una conquista estiva sa essere. Smise di baciarla, si accorse che la musica non c’era più, non c’era più Gigi. Luci accese. Nel locale solo lo staff.: Il dee jay (un omaccione grossissimo), le bariste( fighe) due cubiste( una tardona e un trans) il proprietario( un puttaniere cinquantenne con un look alla califano) i buttafuori( di colore). La ragazza di cui non conosceva il nome, si congedò scusandosi di dover andare in bagno un “attimino”.Lui sorrise (odiava la parola “attimino”) Si avvicinò, in quel momento, il dee jay asserendo che la ragazza fosse la sua ex. Filippo si coprì il volto copi pugni immaginandosi di averle di santa ragione, invece, il deejay iniziò a piangere e a confidarsi con lui di tutto quello che aveva passato con lei: i tradimenti, i dispetti, l’essere oca di lei, le sofferenze nate dai litigi.” sono cose che succedono” disse Filippo con modo confortevole ma leggero.Era uscito in una storia, non voleva entrarne in altre.La ragazzatornò e fece una scenata al dj. Urlava parolacce.Sbraitava. Prese uno sgabello e glielo lanciò addosso. Colpì il dee jay in piena fronte che piangeva come un bambino e chiedeva aiuto a Filippo “aiutami è pazza..aiuto!!!” Li divise. “Stronzo, è un dee jay del cazzo, dammi una mano a menarlo”, urlava lei. Filippo le accarezzò il volto, voleva scappare e raggiungere gli amici, adesso. Poi la ragazza cambiò incredibilmente umore e come nulla fosse, sorrise ed urlò “tutti a casa mia per una spaghettata aglio e olio, dai!!!” Filippo pensò di essere capitato nelle mani di una pazza. Tutti sorrisero, i baristi offrirono un chupito a testa e anche il dee jay sorrideva, adesso.Filippo aveva il cellulare con poco credito e non potè chiamare il 118.”Allora dividiamoci nelle macchine,Tu Filippo vai con oscar, il dee jay e con morena la cubista”.Morena era naturalmente il trans brasiliano”Filippo così, dopo aver dato una mano al dee jay a portargli consolle e dischi in auto, bestemmiando tutte le religioni,iniziò il viaggio con i due estranei. In auto il deejay inizio a piangere e a raccontare la storia passata con la tipa senza nome. Filippo però non lo ascoltava perche si accorse che il trans, seduto dietro, lo flertiava insistentemente senza pudore.
Era il 1993.Si era io Edo Marco Giovannino Salvatore, nell incoscienza dei nostri 19 anni, ma anche in quella voglia di vivere e di scoprire che si ha a quell’età. Non eravamo ragazzi impegnati politicamente ne con la destra ne con la sinistra, non avevamo bande rock, ne fighetti ne sfigati. Normali, non mediocri. Le persone confondono le due cose. Insomma non eravamo i migliori ma eravamo proprio noi, surrogati di nessuno, nessuno atteggiamento costruito. I cellulari c’erano ma non ne avevamo bisogno. Per incontrarci bastava andare in piazzola, il ritrovo: qualcuno di noi ci sarebbe sempre stato. Si passava il tempo a sognare il viaggio da farsi in estate in Spagna e a come racimolare i soldi .Tra una cannetta e una birra si fantasticava su ipotetiche scopate spagnole che non sarebbero mai arrivate.Ci credavamo e non avevamo la disillusione dei trentenni. La sera si stava li, otto maschi a tante risate che nessuna scopata avrebbe sostituito. Ma non vogli mettere le due cose a confronto, c’era bisogno anche di quello e noi di testosterone ne avevamo tanto. Fortunatamente, ma non chiedetemi come, Marco riusciv sempre a farci entrare ora in un giro di polacche, ora in un giro di, bariste, parrucchiere, universitarie e anche tardone. Lui si presentava come se niente fosse e diceva “fatevi belli stasera si ciula,. Veramente si ciulava. Erano sempre donnine di facili costumi, succinte e volgarissime, sedicenti amiche di Marco. Quando le aveva conosciute? Non saprei rispondervi. Fatto sta che un giorno, in piazzola si presentò con pantalone batik e camicia di lino grezzo, sandali ai piedi. Al suo collo girava una collanina finto-indiana. Come ti sei conciato Marco? – gridò Salvatore-mi sembri nu ricchione. Ragazzi sono cambiato – rispose lui. Lo vediamo…sei diventato nu recchion friketton! No mi sono fidanzato, una ragazza diversa dalle altre, impegnata e colta, Annamaria. Allora lo scoprimmo. Il fidanzamento allontana gli amici. Marco non si fece più vedere. Le sere le passava ormai in centri sociali con Annamaria, cinema d’essai, e mostre d’arte di tal artista avanguardista, letture collettive di poesie. In estate noi andammo in Spagna, lui non venne. Fece,con Annamaria, un campeggio col collettivo studentesco per il contropotere territoriale. Un giorno di settembre si presentò in piazzola con lei. Annamaria aveva occhiali da intellettualoide e libro di kant sotto il braccio. Raccontammo le nostre vacanze in Spagna, piena di aneddoti volgari ma divertenti. Gli dicemmo anche che avevamo conosciuto delle mignottone del vomero che frequentavano le scuole per parrucchiere e che uscivamo adesso con noi. Quando gli domandammo delle sue vacanze lui rimase in silenzio. Annamaria ci raccontò con enfasi di falò, collette, campagne di sensibilizzazione sui popoli del Sudafrica ai villeggianti borghesi, vendita di collanine e chitarrate di guccini fino all’alba. Iniziammo a ridere con le lacrime agli occhi. Annamaria tirò via Marco e li vedemmo allontanarsi per non tornare mai più. Passarono sei mesi. Continuavamo a stare in piazzetta, fumare canne, bere birra e ad uscire con le parrucchiere del Vomero.Lasciaemelo dire: bei tempi, proprio. Un giorno andammo al multisala con loro a vedere un film di Verdone. Si presentarono come cubiste: minigonna leopardata, cinta zebrata, corpetto a pelicciotto succinto, tette da fuori, tacco 10 e trucco pesantissimo. Ce le invidiavano tutte. Il nostro orgoglio! Eravamo sei uomini ed otto donne .Gli spettatori anziche guardare lo schermo guardavano noi. All’uscita incontrammo Marco e Annamaria. Ci salutarono timidamente. Edo li invitò ballare con noi. Marco rispose di si. Annamaria portò Marco in disparte ed iniziò ad ammonirlo. Si sentiva tutto. “Sei pazzo?..vuoi andare a ballare con i tuoi amici e quelle..quelle zoccole? Ma hai visto che volgarità? Sono volgari e loro sono dei poveri fallocrati che non sanno andare oltre il loro aspetto fisico. Che volgarità. Vero che sono volgari e i tuoi amici poveri? Ripondi. Vero? Marco guardò mestamete noi. Poi si giro verso Annamaria e urlò” M’e rutt o cazz!!! Se non essere volgari significa essere sempre incazzati contro il mondo come te o non dover fare le cose per paura di assomigliare altri e non essere alternativi, sai cosa dico: W la volgarità!!! Almeno sono allegre, ridono…tu non ridi mai” e le mollò un cazzotto in bocca. Tutto la platea uscita dal cinema applaudì. Marco ci raggiunse prese una nostra amica “volgare parrucchiera” e el diede due simpatici buffetti sul culo. Lei emise dei gridolini di simpatia.. Marco disse che era l’uomo più felice del mondo nel sapersi povero e fallocrate anche se non aveva capito cosa significasse questa parola. Andammo a ballare.
Era il 1983, Aprile, credo. Giovannino Sica frequentava la terza elementare. Otto anni o giù di li.E scientificamente provato che l’uomo( inteso come essere umano.) prova il sentimento dell’amore dall’età di due anni. Giovannino innamorato, pienamente, nei suoi otto anni o giu di li.Innamorato naturalmente della sua amichetta di classe, quella del primo banco (quelle più carine hanno sempre questa postazione.) Susy Sorrentino.La guardava ore e ore immaginandosi chissà cosa.La maestra diceva di lui che era “intelligente ma non si applicava”. Ma cosa sa una maestra di un bambino innamorato? Lui era intelligente e si applicava anche.Comedichiararsi a Susy. A quell’età infatti vigeva “la dichiarazione”: chiedere di voler essere la propria ragazza. Credo che sia una delle cose più coraggiose da fare; ancora adesso gli uomini prima di buttarsi con una donna (senza alcool in corpo) hanno degli smottamenti intestinali dalla fifa.Figurarsi a nove anni! Si confidò con Armando il suo migliore amico.Luogo della confessione fu la Tendì Motta una tenda indiana che si aveva in regalo con i punti delle merendine. In quella tenda lontano da occhi indiscreti e con tutti i grandi fuori, Armando gli fece coraggio: il giorno dopo Giovannino o si sarebbe dichiarato.Avrebbe fatto di più: le avrebbe comperato i braccialetti dell’amore in caucciù (uno bianco e uno nero, uscivano dalle patatine crik crok), quelli alla moda, e gliegli avrebbe regalati come “pegno di fidanzamento”.Giovannino fece due moine con la mamma per essere accompagnato al supermercato per l’acquisto, e la convinse. Su di un muro dirimpetto al palazzo c’era la seguente scritta vergata in inchiostro rosso “SUSY PUTTANA”. Mamma cosa significa puttana? Domandò l’ingenuo Giovannino “Quando sarai grande capirai “rispose lei. Lui non capiva proprio quella parola(puttana) però era convinto fosse una cosa bella perché c’era il nome della sua amata anche se sapeva che era un'altra, una grande. Il giorno dopo, quello della “dichiarazione”,dato che a scuola ci sarebbe stato il precetto pasquale la mamma gli fece indossare il cappotto buono ( a miei tempi era così, non come adesso che ci si veste bene tutti i giorni.) raccomandogli di non rovinarlo. Giovannino era gasato. La vide (anche lei coi vestiti buoni e quindi ancora più bella) e prima della funzione religiosa si dichiarò, regalandole i bracciali. Susy guardo il regalo e disse che le andava bene, sarebbero stati fidanzati. Giovannino pianse per l’emozione e ando a sedersi accanto a lei ( così voleva la prassi da fidanzamento). Quando la maestra chiamò tutta la classe per andare in fila per due mano nella mano, in palestra per l’inizio della funzione Giovannino ovviamente andò con Susy. Si sedettero in prima fila, lei alla sua destra. Alla destra di Susy c’eraLuigi Corazza, un bambino dell’altra classe, uno di quarta elementare, uno grande, un licaone. A fine funzione il prete si congedò “la messa è finita andate in pace”.Luigi Corazza prese Susy per una manina e disse” si andiamo via, andiamo in pace…”.Giovannino resto solo, basito, non capiva. Sapeva però cosa fare. Andò al portone della scuola e al termine delle lezioni aspettò il Corazza dove iniziarono ad azzuffarsi e a menarsi. Cazzotti calci mazzate da cecato. Pioveva. Il bidello li separò ma Giovannino aveva tutto il cappotto buono non piu tale ma lercio, a causa delle pozzanghere incontratedurante le botte. La mamma lo aspettò alla fermata dello scuolabus, quando lo vide in quello stato, gli diede il resto, menandogli due tre sonori sganassoni . Gianni non pianse, non gli facevano male gli sganassoni della mamma.non quello.Passarono al muro dirimpettaio al palazzo.quello con la scritta “SUSY PUTTANA”. Giovannino penso che forse vagamente aveva capito tutto e pensò che quindi, forse, era diventato grande. Che tristezza essere grandi, disse tra se e se.Mesto diede la mano alla mamma e insieme ritornarono a casa.
Passò una settimana da quando ci fu la “serata magica”.Marco andò al cimitero a mettere un paio di fiori gerani, rubati dal balcone della vicina di casa, sulla tomba di Edo che era evaporato in cielo. Quando vide la foto di Edo sulla lapide scattata da lui ( foto fatta ad una festa di capodanno nel 2003 che lo ritraeva nudo e ubriaco con indosso un pagliaccetto leopardato che orinava sugli invitati) si commosse parecchio. Mentre piangeva si senti una pacca sulle spalle , era Edo ,cacciato dal paradiso da S. Pietro, per comportamento indisciplinato. Si abbracciarono e andarono subito a festeggiare ad un bar fuori il cimitero ubriacandosi e giocando a chi lancia “il nocciolo dell oliva” più lontano. Vinse Marco che colpì in pieno un’anziana vedova che andava al cimitero dal marito. Passarono alcuni mesi dove non successe nulla di particolarmente eclatante da raccontare( a parte una volta che Marco si ubriacò talmente tanto che si risvegliò all’Europarlamento: era diventato ministro del Belgio e non sapeva come.), Edo e Marco erano in centro a fare un po di “vasche” quando incontrarono una specie di zingaro che chiedeva la carità. Marco iniziò il suo predicozzo sulla riapertura dei Gulag, quando si accorse che lo zingaro era Gino il nerd. Ehila vedo che hai fatto strada nel senso che ci sei finito su di una strada- Sogghignò Marco. Poi si rivolse ad Edo : sempre detto..chillo nun è bbuon”. Gino il nerd scoppiò in lacrime, asserendo di essersi ridotto così per colpa della nerd conosciuta alla “Serata magica”, mesi prima. Ella gli aveva fatto spendere tutti i soldi in mostre intellettualoidi, cinema d’essai e corsi di yoga. ”Tutta roba da far scendere il latte alle noccioline maschili .”lo interruppe Edo. “Ma almeno chiavi?” domando Marco No, è quello il guaio- singultò Gino –dice che devo aspettare, che ha i suoi tempi, che sta uscendo da una storia e non si sente pronta… Edo e Marco risero con le lacrime agli occhi e urlavano “nun si bbuon”!!!. Marco disse poi” non ti preoccupare.Le parlerò io. La convincerò a dartela. Sono sensibile e conosco tutto dell’amore, mi capirà”. In realta Marco era un noto erotomane e per lui amore significava una ragazza che ci stesse alle sue perversioni, ma tant’è che oramai si era promesso di aiutarlo e nessuno glel’avrebbe tolto dalla testa. Come farai?- sentenzio edo.- Tranquillo organizzerò un'altra “serata magica” tutta per loro. Edo sgorgò sudore freddo. Posto designato , il solito Whiskye Notte.Marco era vestito tipo Elvis Presley. Come cazzo ti sei conciato’- gli domandò Edo. Cretino non sai che va di moda il vintage? La coppia nerd era seduta gia su di un divano, fredda e asettica, frigida. Lei litigava con lui e lo trattava come uno zerbino. Chillo nun e bbuono..sentenziò Marco e si avviò a fare da paciere. Separò Gino dalla tipa, che la minacciava di morte. Marco lo sgridò: Che dici?..una donna non si minaccia mai!!! Bisogna trattarla come una dea e non toccarla neanche come un fiore.,..guarda come si fa. Si lisciò il capello e si avvicino alla tipa .La saluto con un “ ciao.. piacere di conoscerti, perché non gliela dai?”. La ragazza del Gino rispose che odiava i maschi sciovinisti e fallocrati come lui ed è per questo che non la dava.Preferiva i tipi intellettuali e colti e sensibili e.. non riusci a continuare la frase perché Marco la colpi con un cazzottone sui denti( che perse tutti). E a calciarla sul bassoventre ,a sputarle in faccia e a prenderla a ginocchiate sulle gengive.. “Intellettualoide di merda”.Urlava. Dovette dividerli il buttafuori. La tipa fu raccolta con paletta e buttata in un cestino.Un po’ di segatura fu messa sul sangue rappreso. Gino piangeva “come farò adesso?”Marco Magno si presentò subito con una tardona cubista noto mignottone cubano, senza permesso di soggiorno.Vai..urlò Marco..te la offro io per averti rotto l’ex ragazza…vai e sollazzati…puoi farci tutto, cerca di perdere sta cazzo di verginità!!” Gino si commosse..”grazie sei un vero amico…grazie” Edo diede una pacca sulla spalla a Marco dicendogli che in fondo è un bravo ragazzo. Sniffarono un paio di righe, bevvero un paio di litri di cola e rhum alla salute di Gino e chiusero la serata mignotte. Sei mesi dopo arrivo loro. via posta, un invito di matrimonio: Quello di Gino con la cubana. Chillo nun è bbuon pensò Marco …si accese una sigaretta ed inizio ad aspirarla lentamente. Sorrise.
leggere la prima parte, per poter capire qualcosa di sto post...
Era lunedì.La serata magica fu organizzata per il giovedì a venire perché, secondo Marco Magno, i mariti andavano a giocare a calcetto e le mogli frustrate ( con la scusa delle serate tra amiche tardone) sarebbero uscite per locali.Posto designato: Whiskye notte.
Edo telefonò a Marco.-cosa c’è Edo?
- Marco, il nerd non esce…non vuole andare in locali di perdizione (così dice)
- L’ho detto. Quello nunn è bbuon…dammi il numero lo chiamo io…
Dopo una decina di minuti Marco lo richiamò dicendogli che il nerd sarebbe venuto.
- come hai fatto,?
- Gli ho detto che ci sarebbe stato una gara di quiz sull’informatica …
Il giovedi seguente Marco li recuperò entrambi con una spider fiammante rossa.
Quando l’hai comprata? Fece Edo
- ma che comprata…leasing…poi non la pago più…solo la prima rata.. ma godiamoci la serata e facciamo divertire questo nerd, e così dicendo gli diede un fastidiosissimo “amichevole” buffetto che gli fece romprere gli occhiali.
Mi chiamo Gino, disse il nerd. - Stai meglio senza occhiali, stasera secondo me ciuli, nerd! – urlò Marco.Entrarono al locale., egli era conosciuto da tutti gestori, buttafuori e mignotte varie.Riservarono un tavolo con champagne ai tre. - Ma qui non c’è il quiz…fece il nerd.Marco gli diede un altro simpatico buffetto e gli disse di gestire l’ansia. Il locale iniziò a riempirsi di donne truccatissime e volgari, volgarità portata all’esasperazione con scollature rasocapezzolo quarantenni vestite da ventenni, cubiste siliconate, uomini 50enni con laide ventenni accanto, quarantenni sudati col muso storto da cocaina, varie umanità e amenità. Un locale pieno di bugie e di maschere.
Un normalissimo locale da sabato sera.…Marco si allontanò subito dai due saltellando e fischiettando “MI VENDO” di Renato Zero..Gino si rivolse ad Edo._ è pazzo vero?- Si. Assecondalo e meglio per tutti. Marco si presentò dopo mezzora, visibilmente alterato dall’alcool , con una quarantenne rumena c rifatta, di una volgarità imbarazzante.Aveva la minigonna talmente corta che si vedeva il diaframma usato. Li guardo in malo modo.-Ma che ci fate ancora qui? SFIGATI. Adesso ci penso io!! Li portò al bar e un maniera fastidiosa urlò al barista: Rolando… il barista rispose con un sorriso”non mi chiamo Rolando”. “non me ne fotte un cazzo;- rispose il magno-fammi ubriacare sti due morti e poi metti sul mio conto…” lei non ha un conto”.” Tu metti poi vediamo” urlò lui mentre si andava ad infrattare con la tardona. Beh, diamoci da fare va..disse Edo al nerd, vedrai che in mezzoretta beccheremo anche noi. Dopo due ore si ritrovarono piangenti e soli su di un divano con un bottino di un centinaio di 2 di picche. LI beccò Marco Magno, che adesso stava con una nera, e cazziò il nerd” - ma ancora devi fare nulla..tu nun si bbuono..vieni con me” lo porto al bar dove gli offrì un intruglio a base di cola, cocaina, redbull,speed, e rhum. Marco si allontano dandogli un altro buffetto fastidioso sulle guancie e gli disse: vai e sguinzaglia lo squalo in questo mare di carne…passarono un altro paio di ore dove Marco ballò una lambada con un trans, vomitò un paio di volte a causa dell alcool, si drogo come un pazzo.Erano le 5 del mattino ed era un po’ stanco. Andò a sedersi su di un divanetto a fianco ad un tipo che slinguava una cicciona. Marco inizio a ridere di gusto e ad insultarlo.Il tipo si girò , era Edo!!!
Edo ma che cazzo fai? È una cicciona…
La cicciona era una di quelle tipe che per mascherare il loro abominio fisico si travestono da sbarazzine: codini, calze parigine a fasce, frangetta diagonale….Marco le odiava
Lei si presentò a lui con una voce in falsetto, da bambina: Ciao sei un amico di Edo?..io mi chiamo Gaia ma per tutti sono…Iaia.
Marco le sferrò un cazotto in bocca facendola svenire…
Edo l’aiutò a risollevarsi poi si voltò verso Marco: - non giudicarmi…alle volte anche una cicciona ti può dare un emozione, un po di calore…
- ma è estate ci sono 30 gradi…tu muori di caldo…
- marco e poi a me un po di carne piace…
- Quella è un consorzio di macellerie –
- Prima mi ha toccato senza conoscermi e mi sono eccitato. mi rifaccio al vecchio detto siciliano: Minchia sbrugliata non conosce padrone…
- Marco li vide allontanarsi tra la folla.
Edo ando a casa della cicciona.Il barometro segnava 30 gradi. La cicciona si spoglio e si butto con impeto erotico su Edo che strabuzzo gli occhi.Poi violentemente costrinse lui a baciargli la natura per mezzora fino all’orgasmo.Edo grondava sudore, era una spugna intrisa d’acqua.
- Aiuto- gridava con un esile filo di voce..
La cicciona pero in uno spasmo orgasmico chiuse di colpa le cosce sul viso di Edo.Edo si sentiva soffocare in quel materasso di carne, sudò al punto che evaporò in cielo.Di lui nessuno sentì più parlare. Marco intanto trovo il nerd che baccagliava una nerd con occhiali e capelli lisci come spaghetti.Ma cosa fai-gli urlò- con tante fighe ti baccagli na nerd? Gino non rispose..marco scosse il capo e pensò tra se e se..”chillo nun e bbuon”. Bevve un ultimo whiskye e ando a casa il suo ultimo pensiero prima di coricarsi fu” chillo nunn e bbuon,,,”
Il ragazzo impiegò tre ore per resettare il computer e reinstallarlo ma alla fine ci riuscì. Diede la buona novella a Marco Magno.
“ cosa aveva?- chiese quest’ultimo.
Il ragazzo s’inforcò gli occhiali. - il computer era pieno zeppo di virus e dialer, non dovresti più andare sui siti porno…
Marco lo guardò come un ufo appena atterrato nel proprio giardino di casa, non capiva.. -ma allora a che serve un computer? –
Il ragazzo sorrise - beh a lavorare, ad esempio…-
- lavorare? Tu lavori al computer? - Stavolta lo guardava come l’ultimo esemplare di dinosauro vivente.
- certo faccio l’analista di pc!
- ma perché anche i computer hanno bisogno di uno psicologo? _
Il ragazzo risorrise_ mannò, l’analista e un programmatore di computer”
” ma tu non vai sui siti porno scusa?”
- no, io lavoro… smanetto 20 ore al giorno sul pc, in azienda”
Continuo a sorridere.Marco non sorrise affatto, anzi si rabbuiò -20 ore al giorno senza andare sui siti porno e sorridi anche…che cazzo sorridi?ma poi dopo 20 ore di lavoro riesci ad uscire, a tirare coca ad ubriacarti ed andare a fare le acchiappane con le belle figliole?”
“ - non faccio tutto questo,non è il mio stile di vita…diciamo che non sono il tipo”
Marco gelò il sangue nelle vene e divenne color lenzuolo, poi si avvicino al suo volto guardandolo negli occhi nonostante i suoi spessi occhiali..
Ci fu un attimo di silenzio imbarazzante che ruppe con la seguente frase” Ma tu almeno fai all’amore? Inforni lo sfilatino?”
“ veramente non ho una ragazza e quindi…”
-“embè? ci sono le Putas a pagamento ”
- non è nella mia morale
- ma sei dell’altra parrocchia allora? Sei un misto griglia?
- Niente di tutto questo…sono etero ma a momento non sono fidanzato e non vado a mignotte.
Marco scappò nella sua camera e si ripresentò con una mascherina antisettica. Aveva paura che il carattere di quel ragazzo fosse contagioso. Poi messisi un paio di guanti di lattice lo accompagnò alla finestra e con la scusa di fargli vedere il paesaggio lo buttò di sotto.Marco buttò via il bicchiere dove aveva bevuto e lavò con l’alcool tutto quello che aveva toccato. Si fece una doccia con l’acqua bollente.
La sera ebbe una telefonata da Edo, il suo migliore amico.
“pronto, Marco…mi ha chiamato Gino quel ragazzo che lavora con me che ti ho mandato per aggiustare il computer. So che l’hai trattato male…scusa ma perché?”
Marco s’infervorò” Edo, quello nun è buono, pensa che: non chiava, non va a mignotte, non si droga..che cazzo campa a re dico io!. l’ho fatto entrare anche in casa…madonna che vergogna pensa se lo viene a sapere qualcuno, è colpa tua sei una carogna…t’aggia uccidere..…”
Edo sorrise” Marco non sono tutti come te e me”
“ah no?”
“NO, e menomale, Gino è un ragazzo sensibile, è un bravo, un bonaccione…”
“Un nerd” interruppe Marco
“si sarà un nerd ma è un bravo ragazzo…secondo me dovresti chiamare e chiedere scusa, dovresti farlo almeno nei confronti della nostra amicizia…hai fatto fare una figuraccia anche a me.”
“ giammai, quello nun è buono..io non chiamo”.urlo marco
-mi hai molto deluso- rispose Edo -
Vaffanculo Edo, pensò, mi hai rovinato la serata del lunedì” Poi dopo questo pensierò usci, andò ad un ristorante di classe dove mangiò a sbafo e non pagò perché evase da una finestra del bagno, prese due mignotte come digestivo, e dopo essersi sollazzato tirò mattino al Whisky Notte” noto night per tiratardi debosciati, in compagnia di una decina di cocktail alcoolici .
Marco però, che alla fine era buono, gli venne la ciucca triste ed iniziò a pensare al Nerd…”forse ho sbagliato”
Poi vomitò e svenne davanti ad una chiesa dove fu preso per un barbone… ne aprofitto e d inizio a chiedere la carità. Poi ancora a causa dei fumi dell’alcool della sera prima, gli apparve Gesù il Salvatore sul tetto della chiesa che gli urlava in napoletano “Forza Marco si ‘o meglio signore!!!E i Signori perdonano!!! Vai guagliò e perdona!!!” La sera stesso tutto felice chiamò Edo esternandogli la buona notizia: Avrebbe fatto pace col nerd e per farlo gli avrebbe organizzato una delle sue “Serate magiche”.dove anche Edo, naturalmente sarebbe stato invitato. Edo gelò il sangue nelle vene perché sapeva che le serate magiche di Marco si sapevano quando iniziavano e non sapevano se finivano.Serate che si concludevano irrimediabilmente a Droga alcool e mignotte. La cosa più triste però e che quando Marco aveva in nente una cosa nessuno sarebbe riuscito a togliergliela dalla testa, quindi Gino, il nerd, volente o nolente morale o non morale avrebbe partecipato alla sertata!!!Povero Gino – penso Edo mesto.S’inginocchiò e fece una preghiera per lui chiedendo a Dio di essere perdonato per avergli fatto conoscere Marco Magno.
Salvatore finì il suo turno, (un’ora prima aveva preso un permesso) in fabbrica salutò i colleghi, fece una doccia (che pulisse anche i brutti pensieri) si mise gli abiti più eleganti e andò via. Era emozionantissimo.Aveva un appuntamento. In macchina, mentre raggiungeva il luogo prefissato pensava a come era strano che, anche se di appuntamenti ne aveva vissuti tanti, era sempre emozionato come la prima volta. Un emozione che lo prendeva lo stomaco in una morsa di vuoto, come da giovane quando non c’erano i cellulari e doveva chiamare la tipa che gli piaceva a casa. Affrontare i genitori, fratelli, o semplicemente lei...la cosa che faceva più paura. Salvatore sorrise arrivo al bar “Chiringuito” dove aveva appuntamento.mancava un quarto d’ora e decise che entrare e prendere un caffè non sarebbe stata un idea malvagia. Lo fece. Mentre sorseggiava la miscela arabica si sentì battere le spalle e si voltò. Era Emma la sua ex ragazza di 7 anni prima.Una storia iniziata a 17 anni e finita 12 anni dopo, a 29 anni.Adesso ne avevano 35.
Emma, il passato.
Prima l’amore , poi come logico un po di monotonia,la crescita, il lavorolui, l’universita lei, poi nell’ordine:
“salvatore ho conosciuto all’università tanti amici simpaticissimi”
“perché non ti vesti meglio, sembri anche fuori dal lavoro un operaio”,
“andiamo a ballare in questo posto, vorrei sentirmi più viva, li c’è bella gente bell’ambiente”
“… ho conosciuto questo tale simpaticissimo forse mi fa lavorare nella sua azienda””
“perche sei sempre così geloso”
“ …ti lascio sono innamorata di un altro”.
Il bar, il presente.
Emma sorrise,Salvatore anche.“Ciao Salvatore come stai?”“Bene grazie, posso offrirti qualcosa?”
“No grazie sono con Giorgio” e indicò un uomo sulla cinquantina vestito da giovane coi capelli mechati ”ho preso una capiroska…”
Lei inizio a parlare tanto con la paura che una pausa di silenzio potesse imbarazzarla. Gli disse che stava un “gran bene”, che faceva cose&vedeva gente, che era manager in quella grande azienda, che il lavoro la impegnava tanto ma che comunque usciva tutte le sera, che frequentava quel locale in che era “VIVA”…Salvatore rimase in silenzio, non per imbarazzo ma perché sapeva ascoltare.
“tu invece che fai di bello?”
“solita vita sempre lavoro come operaio.”
Emma lo guardo negli occhi, poi con un impercettibile discesa di voce disse
“E..hai qualche donna nella tua vita”
“due”
Emma sorrise” sei sempre il solito, magari anche con me me avevi due…vedi il mio peggior difetto è la sincerità perciò ti ho mollato perche avevo u n altro…non mi andava di fingere”
“Però prima di molalrmi comunque lo frequentavi” “ si ma come ho capitop di esserne innamorato ti ho lasciato…proprio non capisco come fate voi uomini ad avere più storie insieme…non si può amare più di una persona”
“io le amo entrambe”
“sei sempre un mascalzone” disse lei sorridendo.
”guarda stanno arrivando” e sorrise anche lui. Si avvicinarono la moglie e la figlia di 4 anni.
“ecco le mie due donne, quelle della mia vita…” Salvatore le presentò poi si congedò, scusandosi, perchè aveva promesso di portarle al cinema. Emma salutò e si riandò a sedere dall’uomo mechato che neanche presentò (perche?).
Anche lei aveva un vuoto allo stomaco adesso, ma non era emozione….
Filippetto Carrera era un ragazzone tanto gigante quanto buono. Dopo un milione di domande di lavoro spedite in tutta italia fu assunto (tramite pagamento a un politico della locale circoscrizione) in una fabbrica di occhiali, in produzione. L'organico operaio era composto da una maggioranza femminile (Filippo rimase sconvolto dalla volgarità da caserma di queste ultime) e due maschi: lui e Mattia Lamberti . Mattia era bellimbusto con fama di gran simpatico, profumato come una checca. Filippo notò subito che andava fortissimo con le operaie, lo cercavano sempre e facevano battute spinte. Cercò di carpire il segreto di tanta popolarità verso il gentil sesso. Lo scoprì. Conquistava le ragazze con frasi di una tristezza e di una banalità nauseante (Mi piacerebbe stare sdraiato in un campo di grano con te a vedere l'alba abbracciati con la musica dei grilli in sottofondo). A Filippo scese il latte nell apparato testicolare ma fece finta di nulla e andò avanti a lavorare. Mattia ciulava come un mulo in fabbrica, le ragazze sapevano che dopo una ciulata non l'avrebbero più visto ma si illudevano di poter uscire dal grigiume di fabbrica almeno per una mezz'ora. Filippo instaurò un rapporto di amicizia con una di loro, vicina di catena, tale Antonia, una ragazza dai capelli corti alta alta, magra magra, tette zero ma con un culo composto da due perfette semisfere, michelangiolesco.Al suo passaggio il cuore di Filippo faceva la hola!Antonia era sposata ed aveva anche una bambina di 2 anni. Iniziò a confidarsi con Filippo lo chiamava “il suo Topo”, gli telefonava tutte e sere com epiteti tipo” Ciao Topo, ho bisogno di te che consiglio mi squittisci?”…e parlavano per ore e ore, del matrimonio in crisi, di una vita migliore, di sogni da poter realizzare. Inutile dire che dopo un mese il topo se ne innamorò perdutamente.Un giorno, in pausa pranzo, Antonia confessò al suo topo che si era invaghita. Filippo, sapeva di chi, ma in un angoletto del suo cuore c'èra un esiguo barlume di speranza che fosse lui .Gli fu detto il nome di Mattia, naturalmente. Annui con un sorriso garbato e gentile. In fondo l'aveva sempre saputo ma le esternò comunquedi essersi innamorato di lei. Antonia rise grassamente, sguaiatamente.” Ma che dici Topo…ah ah…non squittire cazzate……ah ah…ma che squittisci? Topo rispose che aveva ragione, ma che comunque Mattia non faceva per lei .”Topo che squittisci? Anche io voglio solo ciularmelo, guarda che sono sposata…ho solo voglia di un diversivo, …sono donna sai e ho le mie voglie, Topone lo so che ti piaccio ma non roviniamo questo rapporto così bello tra noi?”Atonia ando via, Filippo si soffermò sul suo culo ma il cuore smise di fare la hola è si fermò per un minuto di silenzio in segno di lutto. Antonia iniziò a vedersi con Mattia (Matty per lei) fuori dalla fabbrica: residence, motel, auto…ed ogni sera chiamava il Topo per raccontargli dei dolci momenti trascorsi insieme. Matty un giorno prese da parte Filippo sogghignando: Ciao topo, ah ah..ti prego dignità non farti chiamare topo… Antonia mi ha raccontato tutto di te…eh eh..topolino…be ti dico una cosa..io lo so che sei innamorato di lei e me ne dispiace ma lei è una mignotta alla fine…vuole solo fottere, ed io lo faccio…come tutte qua dentro Svegliati.Trovati 'na brava ragazza…Sai perché io ciulo e tu no? Perchè io ciulo e tu vuoi fare l'amore, davvero lo dico per amicizia…so che non mi vedi di buon occhio ma togliti sta figura adolescenziale femminile dalla testa…in fabbrica sono tutte così e se possono te lo mettono anche a quel servizio, compresa Antonia…ti chiama topo ma la zoccola è lei…” Topo gli diede un cartone e riferì tutto ad Antonia. Lei gli disse che era vero, che voleva fottere e basta, avendo un marito palloso andava bene così per uscire dal quotidiano e poi Mattia era fico!… Antonia così continuò a vedersi con Mattia, fino a quando un giorno si presentò in fabbrica piena di lividi e con una valigia : il marito aveva scoperto tutto e l'aveva cacciata da casa… Antonia piangeva, era disperata non sapeva dove andare, pensava al divorzio, la figlia…andò da Mattia ma quest'ultimo rispose che era meglio chiudere la relazione. …chiese poi a Filippetto se poteva stare a casa sua, che aveva capito tutto e che stando insieme forse poteva nascere un amore. Topo rispose che ormai lui non voleva più amore ma solo fottere…perciò era meglio non rovinare quella “bella amicizia” Antonia rimase immobile a vedere il topo che le voltva le spalle, che chiamava Mattia e gli chiedeva scusa per il cartone dato in precedenza ,che gli offriva un caffè Antonia avrebbe voluto urlare …Non se la sentì però di dire “topo ma che squittisci” perché quella volta il topo aveva ruggito.
G. era considerato da tutti i conoscenti una persona colta e sensibile, colla passione della poesia. Era conosciuto in tutto il quartiere come“o’poeta”.Si abitava in un quartiere difficile e un ragazzo di cultura come lui era un fiore nel deserto. Per Noi, gli amici,il poeta era un esimia figura di bordelliere e incallito puttaniere. Lui infatti, e questo bisogna darne atto, ci sapeva fare proprio bene con le donne. Altolocate e povere, tardone e signorine di primo pelo, manager e banconiste di supermercato, tutte cadevano alle avanches del poeta. Qualunque donna conoscesse la stordiva con la sua arte oratoria, sparava due filosofate, le dedicava una poesia e quella, inesorabilmente,cadeva ai suoi piedi. Era anche incredibilmente bravo a convincerle sull’ estasi dell’amore fugace e rubato, dell’importanza del carpe diem, insomma sapeva magistralmente togliesele dalle palle una volta adempiuto il suo dovere. Per noi, abituati ad essere vincitori vitalizi del festival dello Scaccione, era un figlio di puttana da ammirare anche perché non era proprio un adone…. Si faceva fare anche i regali, asseriva che solo i coglioni lavorano regalando 8 ore preziose di vita al giorno per incrementar il PIL .Dall’altra parte invece avevamo Filippetto, ragazzone buono e timido e gran lavoratore, commesso in un minimarket rionale. Innamorato da quando era bambino della sua dirimpettaia, Caterina. Caterina: una bella ragazza mora mora e riccia riccia, sempre abbronzata,volgarissima, pregna di sporcizia morale, voluttà e concupiscenza. Un culo fatto dalla fabbrica dei panettoni Motta, due mozzarelle di bufala come seni. Unico neo: era di una volgarità disarmante da far arrossire anche il nostro amico Alessandro detto il “cattolico”(noto bestemmiatore). Ella andava a fare la spesa al supermercato dove lavorava Filippo, sempre in pigiama e zoccolini. Filippo chiese consiglio al poeta come conquistarla. Amico mio-, disse il poeta con fare saccente, - Caterina, da quel che ho capito, è una ragazza di basso ceto sociale, devi farle credere con le parole che sia aulica, avvolgila con la poesia, falla uscire dal grigiume quotidiano, rivolgiti a lei con epiteti tipo “venusta eccellenza”. Vedrai che te la darà! Il giorno dopo Filippo per farsi coraggio fece colazione con due birre a doppio malto e andò al minimarket dove la incontrava ogni mattina. Si videro. I loro occhi si incrociarono. Causa birre ed emozione Filippo aveva una secchiata di sudore dietro le spalle e due rubinetti aperti alle ascelle. Iniziò a dedicarle questi versi: “venusta eccellenza…” Caterina interruppe subito la poesia con “Eccellenza a me? Eccellenza a ‘stu cazz!!! Filì ma staje mbriac..ma vatt a cuccà!!”! ( Filippo sei ubriaco ma va a dormire). Tutto il minimarket rise, lui cadde in depressione, e non andò più a lavorare. Non uscì più di casa. Si mise a letto, in pigiamone di flanella, e non si alzò più. La mamma ci chiamò in lacrime, invocando aiuto. Andammo a trovarlo io, il cattolico, denny, onia ed il poeta. Filippone ci raccontò l’accaduto.Il poeta disse “parlerò io per te, tranquillo…abita di fronte vero? Adesso vado a citofonare e la porto qui” Il poetà non venne più.Sapevamo tutti come andò a finire. Dopo dieci minuti era nel garage di Filippetto,a ciulare con lei. Non gli fu difficile imbonirla con filosofate e poesie. Lui trovo un ennesima ciulata, noi perdemmo un amico. Decidemmo di non vederlo più. Dopo un po’, il tempo fece il suo corso e Filippetto uscì dalla depressione. Andammo a festeggiare con un bel viaggio in Spagna, dove ci divertimmo molto. Al ritorno venimmo a sapere che i fratelli di Caterina presero il poeta e gli fecero fare due mesi di ospedale in prognosi riservata.Dopo la degenza gli fecero sposare la sorella…Purtroppo il poeta non sapeva che con certa gente non si scherza mica. Adesso Il poeta (ha un figlio, Caterina è ingrassata e ha le cosce varicose) lavora come magazziniere in un azienda di conserve alimentari e non scrive più poesie.
Venerdì sera. Squilla il telefono:è Gigi. Alle 22 ha appuntamento al solito pub con Paolo, Stefano e tutti gli altri del gruppo storico per una serata tra amici. Invita anche me. Rido. Rispondo che non ho voglia delle solite “rimpatriate sfigate tra amici” composta da soli uomini, chiacchiere a sfondo sessuale e birra. Avrei avuto di meglio da fare. Il sabato prima, infatti, ad una festa in collina avevo conosciuto, grazie all’intraprendenza avuta da vari intrugli alcoolici, una tipa che abbastanza figa. Se la tenessero per loro la serata sfigata. Alle 22 in punto mi becco con la tipa. Una tardona quarantenne con corpetto leopardato, minigonna tigrata, stivali pitonati. Insomma, uno zoo in libera uscita. Mi propone un locale modaiolo: “il trend house”. La tipa merita, è una bella donna accessoriata di tette e labbra rifatte. Il locale invece è una caricatura di tutti gli archetipi fighetti: finto arredamento essenziale, gotan project in sottofondo, prezzi astronomici. Lei prende come da prassi un mojto, io un cola e rhum. Spendo 30 euro per queste due consumazioni, ma sto giocando una partita e devo rischiare. Emilia(questo il nome della tardona) ostenta una palese erre moscia fasulla. Mi infastidisce ma la scollatura lenisce questo senso di malessere. Inizia a decantare il locale asserendo che si “sta tranquilli” perché è “ un bell’ambiente con bella gente”. Mi guardo intorno e vedo che la bella gente ha l’aria triste, lo stesso taglio di capelli e il pulloverino sulle spalle.” Ci sediamo sul divano.a questa distanza mi accorgo di certe aratrate intorno agli occhi che il fondotinta non è riuscito a coprire. Racconta divertita di certe sue serate fighe a club esclusivi grazie ai suoi giri di amicizie, di vacanze fatte con amiche a capoverde per provare il fascino dell’uomo esotico, delle riunioni con queste ultime a casa sua per vedersi sex in the city. Dopo mezz’ora a chiacchierare con lei sono in piena elefantiasi ma non demordo in fondo la serata è appena cominciata e potrebbe avere dei piacevoli sviluppi. Lei è affetta da una terribile logorrea e non mi lascia parola.,mi racconta conoscenze di posticini “in” dove poter mangiare bene, di non aver nulla da invidiare alle ventenni per vita sociale, che gli uomini della sua età sono tutti vecchi (anche se non vogliono ammetterlo).Intanto ordina ancora da bere.( ci credo, per quanto parla avrà la bocca secca). Ricontinua a raccontare, in ordine: Viaggio a Sharm, il suo amore per il lavoro di manager, del suo capodanno a Cortina, di stare incredibilmente bene come single e di godersi la vita. Al quinto mohito getta clamorosamente la maschera e le viene una ciucca depressiva. Mi vomita quarantanni di problemi addosso asserendo di essere sola, triste e senza un uomo. Le dico che devo andare un attimo in bagno. Entro.osservo che proprio sulla tazza c’è una piccola finestra.Forse riesco a passarci. Riesco. Corro via, libero. Libero dalla tardona, dai problemi, dai suoi racconti di vita vissuta negli ambienti in. Corro via, felice, lasciandola sola in quel locale che lei tanto ama. Corro via veloce, felice di raggiungere gli altri, per una sana, piacevole, vecchia rimpatriata sfigata tra amici.
Il Rag. Carrera era un ragazzo tutto “sega e lavoro”.Questo non perché fosse brutto, anzi… era qualcosa di peggio: una bellezza anonima, di quei belli che passano inosservati perché non vestono griffati o abbronzati da “docce solari”.Le sue sere erano composte da birrerie, qualche partita di basket, cinemino con Marco e Edo,gli amici di infanzia.Odiava gli aperitivi mondani, dove vedeva tutti tristi ma forzati ad starci per poter dire il giorno dopo in ufficio che “c’erano stati”.Questo agli occhi dei colleghi lo faceva un tipo asociale.Un giorno fu assunta nell’azienda di telefonia dove lavorava, una ragazza del ghetto fighetto partenopeo.Faccia pulita, giubbottino in renna… fu la prima a fare un sorriso Filippo.L’unica in cinque anni.Lui se ne innamorò subito e iniziò a corteggiarla velatamente, timidamente come solo questo tipo di persone sa fare.Sabrina, questo il nome, accettò volentieri le educate avanches di quel ragazzo così educato.Uscita da una storia con un “simpatico ragazzo” di 42 anni facente parte della cocktail generation, si concesse ad Filippo dopo una serata in pizzeria, divertita dalle sue storielle sugli amici.Si fidanzarono.Sabrina lo chiamava”il suo topolino”,lui era al settimo cielo. Ogni giorno, in ufficio, si presentava con un mazzo di rose per lei e quello che agli inizi fu motivo di scherno dalle colleghe, ben presto divenne invidia. La vita in coppia era tranquilla, fatta di cene, uscite in pizzerie con i”semplici” amici di lui.Sei mesi dopo, Sabrina affermò che a 32 anni si vedono le cose”in maniera diversa”. Si sposarono.Al matrimonio il “topolino” fu vittima di tante goliardate dagli amici.Si divertì molto, Sabrina di meno incolpandoli di averle fatto fare una figuraccia coi suoi parenti. Scelsero una casa in campagna lontano dal caos della città. Dopo un anno di matrimonio Sabrina esternò che era stanca di usciresempre con gli amici di lui, zotici e ubriaconi e che desiderava dedicare più tempo a loro due.Decisero quindi che il venerdì sarebbe stato il loro giorno, da festeggiare al ristorante.Il venerdì “piccione”.Dopo sei mesi questa usanza fu abolita perché si lamentava che il topolino avesse la panzetta. Il sabato sera., Sabrina decise che era meglio starea casa a vedere film in dvd, perché stanca da una settimana di lavoro. Sabrina poi volle ritornare in città perché le mancava la sua famiglia.Ilsabato pomeriggio, shopping e la domenica in casa dei genitori di lei a pranzare. Sabrina si iscrisse in Palestra e la sera, soventemente, lui cenava con Edo e Marco,raccontando le avventure passate in gioventù, insieme. Un sabato sera ,che Sabrina accetto una cena coi colleghi( Lui la aberrò sentendosi chiamare da lei vecchio e musone,) Fili organizzò una cenettaa casa per gli amici. Quando Sabrina arrivò, li saluto e si congedò subito asserendo che era stanca...I ragazzi capirono tutto e andarono via.Lui discusse con Sabrina, lei gli rinfacciò che doveva smettere di essere un bambino e di crescere: la vita matrimoniale non andava sempre a braccetto con quella degli amici.Secondo Filipponon era così , le due cose potevano combaciare.Disse che l’amava e che dovevano essere felici insieme, senza litigare.Fecero all’amore e deciseroche il sabato a venire sarebbero usciti con loro.Andarono in una pizzeria con Marco, Filippetto e le loro rispettive ragazze.Filippo si divertì tantissimo poi gli venne un po di tristezza quando vide sua moglie in un angolo, che non socializzava con le fidanzate degli amici.Quella sera Marco annunciò il suo matrimonio e il Mercoledì seguente organizzarono l’addio al celibato.Andarono in un locale pieno di tardone, si ubriacarono, sniffarono coca(offerta da marco) e si divertirono un sacco a prenderle in giro tutte quelle che capitavano a tiro.Filippo riconobbe nella barista gnocca, una sua vecchia amica di scuola.Ci fu solo un sorriso tra i due, ma bastò.Aizzato dalla droga e dalle parole di Marco Magno ”se campa sol’ na vota!”, andò in bagno con la barista e unirono i loro corpi.Quando uscì dal bagno ricevette gli applausi da tutti gli amici, ma a lui venne una fitta allo stomaco, vomitò e corse a casa.Riferì tutto alla moglie chiedendo scusa e comprensione.Dopo due mesi eran davanti al giudice per la causa di divorzio.Filippo abitava ormai a casa di Marco, Sabrina si era subito rifatta una vita col suo ex ragazzo che adesso di anni ne aveva 45.Ti spelerò vivo, prenderò tutti i tuoi soldi,bastardo…urlò verso di lui Sabrina, in tribunale.Il ragazzo 45enne sogghignava.Filippo pianse. Il giudice, invece, lo assolse dall’onere di pagare gli alimenti alla moglie.Secondo lui, Filippoera stato spinto dal comportamento stesso di lei, al tradimento.Era vitttima di un”mobbing d’amore”.Edo, Filippo e Marco andarono a festeggiare nel locale della “barista”.Se una sera in un locale, trovate tre ragazzi che ridono e si divertono, fanno scherzi e burle fermando tutte le ragazze, non giudicateli male. Forse sono solo loro che stanno ancora festeggiando quella sentenza esemplare….